Ney e la Mezzelfa

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Ney e la mezzelfa
come riportato da Dragone


Vicinanze di Berdusca - Terre Occidentali
Terza decina del mese di Fiorile
Nell'anno del vessillo - 1368 Calendario delle Valli

Un lieve frusciare di foglie destò la sua attenzione. Nel buio della fitta foresta, impenetrabile ai raggi della luna, qualcosa si stava muovendo verso di lei. Ma ella non si preoccupò. Senza sapere perché, non si sentiva in pericolo. Dopo pochi istanti, una figura alta e slanciata uscì dalla vegetazione: pacatamente, quasi avesse la consapevolezza della presenza dell'altra, si andò a sedere su un tronco caduto. Senza alzare la testa, poi, iniziò a parlare:
«E' pericoloso girare da sola in queste zone, sorella. Soprattutto di notte.» Le parole erano pronunciate in una lingua antichissima e segreta, ma furono immediatamente comprese. Un sorriso si dipinse sul volto di Ney, che subito si fece avanti, uscendo da una zona d'ombra. Davanti c'era una donna, anzi, una mezzelfa come lei. Era bella, ma si potevano vedere anche in quelle condizioni muscoli e nervi in evidenza. Sembrava che fosse provata nel corpo e nello spirito, ed ispirava una certa tristezza. Quando alzò lo sguardo, inizialmente abbastanza severo, distrasse l'altra tanto da impedirle di notare la presa sull'elsa dell'arma che portava al fianco
«Che cosa ti porta qui?»
« Mi piace la Foresta. La Foresta è bella. Di notte è bella di più, e tranquilla. E io non ho sonno.»
La mezzelfa seduta accennò un sorriso, allentando gradualmente l'impugnatura: « Hai ragione, è tranquilla. In fondo anch'io sto cercando un po' di pace, qui.» Sospirò, abbassando lo sguardo, ed aggiunse: « Questi sono purtroppo brutti momenti per noi. Molte cose tornano a tormentarci dal nostro passato. Ed il futuro... non so, è tutto molto confuso. Forze oscure sono all'opera ormai da tempo, ed il sentiero che percorriamo non è chiaro. E' difficile conservare l'equilibrio in certe situazioni...»
Si fermò un attimo, rendendosi conto che quelle parole le erano uscite dalla bocca quasi involontariamente. Poi tornò a guardare l'altra: « Scusami bambina, non volevo farti carico delle mie pene. E' solo che ci sono molte cose che richiederebbero la mia attenzione. Nelle mie terre, a sud, vi è un'insana turbolenza: si dice che bande di orchi e di mercenari creino numerosi problemi alla gente pacifica. Scorrerie e saccheggi come non se ne erano mai viste, ed è difficile ristabilire la situazione. La terra è bagnata dal sangue di gente innocente, e questo non è giusto. Mi angoscia anche la crescente attività della Bestia delle Bestie. Da qualche parte sta succedendo qualcosa di sbagliato, lo sento, e la natura stessa grida vendetta. Ma in questo momento non posso dedicarmi a questi gravi problemi. Il mio cammino è oggi lo stesso dei miei compagni, e non vorrei recidere il legame con... loro. Io.. devo riflettere.»
Seguì un momento di silenzio. La tristezza della pur ferma voce della donna aveva reso pesante l'atmosfera. Poi, come scuotendosi, ella riprese, più rilassata:« Sei una seguace della Signora delle Foreste, vedo. »
« Uh, della Signora delle Foreste, sì. » replicò timidamente Ney
La donna dunque si alzò, camminando lentamente nella vegetazione « Vieni, parliamo un po'. »

***

Passarono forse un paio d'ore, quando un nuovo distinto frusciare di foglie disturbò il lungo colloquio fra le due mezzelfe. Entrambe si volsero verso l'origine del rumore, istintivamente mettendo mano alle armi. Stavolta, però, Ney iniziò subito a sentirsi agitata.
Ad un tratto risuonò una voce: « Sei qua?» Era profonda, inquietante.
L'altra mezzelfa istintivamente sorrise, rispondendo: « Sì, sono qui. Arrivo. » Poi si rivolse alla compagna « Tutto bene, sono i mie... » ma non c'era già più. Ne vide in lontananza il rapido movimento tra gli alberi.
« Oh. Lo avrei dovuto immaginare. Mi dispiace.» disse tra sé e sé.
Iniziava quasi a far giorno, ed ella si sentiva molto più distesa dopo quella conversazione. Mentre fissava la direzione in cui la sua giovane amica era fuggita, una figura in armatura scura comparve alle sue spalle.
« Che il Vecchio Padre Quercia ti tenga sempre sotto i suoi rami, bambina. E grazie.»

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