Ambasceria

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Ambasceria
come riportato da Baluardo


Foresta del Cormanthor - Valnebbiosa
Seconda decina del mese di Altosole
Nell'anno del vessillo - 1368 Calendario delle Valli

Emettendo un piccolo gemito, Ney aprì gli occhi. Istintivamente portò la mano sul petto, per verificare il dolore che le era rimasto impresso in mente. Ma quel malore era scomparso, ora si sentiva meglio, anche se aveva una strana sensazione che non riusciva a definire, come se avesse perso o avesse dimenticato qualcosa di importante. I suoi compagni la avvicinarono e Altur la abbracciò, dandole un bacio sulla fronte. La mezzelfa arrossì, abbassando la testa.
«Ti senti bene ? » le chiese Erebus
«Sì, sto bene, perché mi guardate tutti? Che cosa ho fatto ?»
«Non ti ricordi della battaglia... dell'unicorno ?»
«Ricordo un pipistrello grande, sbatteva le ali in cielo e ci ha attaccati...Poi lui... è caduto... ed io... io... sentivo tanto male qui.» Ney fece una smorfia di dolore portando ancora una volta la mano al petto.
«L'abbiamo visto, eri... tu sembravi... addormentata forse. Vicino all'albero. Ci hai fatto spaventare, ma ora sembri in piena forma.» disse ancora Altur, dandole una pacca sulla testa... In realtà era ben visibile a tutti che il suo sorriso era appena velato, come da una impercettibile ombra. In particolare Erebus sembrava notare questa stonatura, come la stessa sensazione che colpiva anche lui da qualche tempo.
La voce di Magus, poco distante richiamò la loro attenzione: «Venite a vedere quaggiù!» vociò « Cosa sarebbe questo secondo voi ?»
Si avvicinarono alla disgustosa carcassa di quello che sembrava un enorme volatile, simile ad un pipistrello, ma assai più grande, ricoperto da un folto pelo scuro, con delle zanne molto pronunciate... Intorno alla bocca il pelo assumeva il colore rosso del sangue vivo. A qualche ulteriore passo di distanza giaceva sull'erba uno splendido unicorno bianco, il suo vello splendente era squarciato in più punti da profondi segni di artigli. Ney al vedere la scena, si sentì mancare le forze e si appoggiò pesantemente al fusto di un albero, il suo viso di nuovo pallido. Erebus la prese per sostenerla, facendo agli altri un cenno con la testa ed allontanandosi poi con lei da quel luogo.
«Ecco un bell'enigma da risolvere» disse Magus passeggiando sù e giù per la radura. «Credo proprio che Ney stanotte si sia diretta come di consueto nel bosco per passeggiare, qui ha incontrato gli unicorni che per qualche motivo erano riuniti in branco. Poi è giunto questo pipistrello che ha attaccato il gruppo. Tutti sono fuggiti, tranne la nostra mezzelfa e quest'altro unicorno... Il suo compagno come ha detto. Nella battaglia quest'ultimo ha avuto la peggio, ma anche il pipistrello è morto, forse ucciso da Ney. Ciò però non spiega perché la nostra compagna, senza aver riportato ferite, sia stata così colpita dai fatti. Che ne dite ?»
«La ricostruzione mi sembra corretta, ma anch'io non capisco.» Intervenì Altur.
«I seguaci della natura hanno legami che vanno oltre la normale comprensione. » Disse Shella. «In particolare ognuno di noi ha un suo corrispettivo nel mondo animale, secondo le credenze druidiche, una sorta di spirito affine, un compagno appunto. Forse la vostra Ney l'aveva trovato. Comunque credo che sia meglio portarla via da qui. Questa perdita, unitamente allo sviluppo in lei di nuovi poteri, l'hanno profondamente provata. E' ancora una fanciulla, giovane, entusiasta» sospirò « non si merita questa sofferenza. Tanto più che la Grande Bestia è ora in piena attività... Non sarei sorpresa se questo abominio fosse opera del suo orrido culto.»
L'aria ora si era fatta dolce e tiepida. La foresta era così bella, piena di profumi e la vita sembrava di nuovo palpitare tutto intorno, a dispetto del silenzio e dell'atmosfera inquietante che avevano sentito quella notte, che sembrava essere appena trascorsa, nonostante fossero ancora vivi i ricordi di più giorni passati nella terra nera. La druida guardava con disgusto la bestia , poi si avvicinò al'unicorno, accarezzandogli il manto e cantando sottovoce una nenia molto triste.
Si voltò ancora verso di loro « Andate ora, penso io a sistemare le cose qui. »
Altur si voltò guardando Erebus e Ney che aspettavano, poco lontano. Salutò la donna con un inchino.
« Che il Semprevigile vegli sempre su di te, amica dei boschi. »
« E' un piacere vedere che qualche umano veglia sul Cormanthor, insieme alla mia gente. Da troppo tempo sono lontano da queste terre ed ora i miei passi mi portano altrove. Sa ëalyë sinomë nà màra ! » Disse Magus con una riverenza.
«Merin sa haryalyë alassë. Namarië !» rispose la druida. E si chinò di nuovo sull'unicorno.
Magus raggiunse gli altri sorridendo soddisfatto.
Ripresero rapidamente la strada, che distava poco meno di un miglio. La piatta campagna di Valnebbiosa si stendeva ormai di fronte a loro. Era una terra rigogliosa e fertile, coltivata e curata da generazioni di uomini e dagli elfi, molto prima di loro. La valle giace a forma di cuneo tra i Boschi Elfici, come se questi fossero stati tagliati in tempi remotissimi da una lama di coltello e da allora gli alberi non fossero più cresciuti, lasciando spazio ai terreni coltivabili. Protetta, all'interno dell'antico Cormanthor e percorsa dal fiume Ashaba e dalla Via del Mar della Luna, è stata sempre un luogo benedetto dal passaggio di tutti i popoli liberi. Tuttora, anche le ultime vestigia del potere latente degli Elfi, sono sufficienti a scoraggiare i più arditi predoni dal tentare scorrerie in questa terra, che custodisce la Pietra Eretta, simbolo di fratellanza tra le genti e nasconde la via per la famosa città di Myth Drannor, gemma, nel passato, di arte, ricchezza e potenza.
Nonostante questi deterrenti, tuttavia, i nostri componenti della Compagnia delle Molte Razze avevano appena sperimentato, sulla propria pelle, che anche da queste parti era vigorosa la recrudescenza delle lotte con il culto di Malar, attivo nella sistematica distruzione della fauna e nel disturbo della quiete dei boschi.
Procedevano in fila indiana, Magus, poi Ney ed Altur ed infine Erebus. L'elfo conosceva alla perfezione queste vie e li stava conducendo al Guado dell'Ashaba, la città più importante della Valle, quella in cui risiedeva il Concilio, da cui avrebbero avuto udienza per la loro missione di ambasceria.
Passando attraverso i campi e guardando le fattorie, si resero conto che la loro petizione non avrebbe avuto una accoglienza facile. I contadini si guardavano intorno con sospetto ed alcuni di loro si stavano già riunendo con gli arnesi in mano per fermarli lungo la strada.
«Non sapete che la strada è chiusa ? Non arriverete da nessuna parte passando di qua.» Disse un grosso valligiano che impugnava una lancia di legno.
«Veniamo da lontano per una missione presso il vostro Concilio. Sappiamo del bando e non abbiamo cattive intenzioni, non ci ostacolate messere, di grazia.» Ripose Erebus dal fondo della fila. Il valligiano si fece da parte e gli altri contadini lasciarono passare lo strano gruppo. Un cavaliere con lo stemma del Cormyr, un prete di Helm, una mezzelfa ed un elfo, non erano certo un gruppo da cui aspettarsi problemi... O da tentare di fermare con la forza, oltretutto.
Poco fuori dalla città, incontrarono una pattuglia di Cavalieri di Valnebbiosa, con le loro piume al vento, che li questionarono allo stesso modo e pensarono poi bene di volerli accompagnare fino alla casa dell'Alto Consigliere. Così, allo sguardo degli abitanti si presentò la scena un po' comica di quattro viaggiatori appiedati, armati di tutto punto e scortati dai Cavalieri in fila per due ai lati.
«Certamente devono essere delle persone importanti» pensarono i più con un mezzo sorriso.
La città, subito oltre il fiume, era raggiungibile dalla strada attraverso un guado sassoso, senza alcun ponte. Il fiume scorreva tranquillo tra le rocce e, lontano dai periodi delle piene autunnali, mormorava i suoi eterni motivi. La comunità era abbastanza grande, forse più di un migliaio di persone, alla stima approssimata dei militari. La Via del Mar della Luna si tuffava tra gli edifici, divenendo per un breve tratto lastricata, per poi ricomparire ampia e sterrata dall'altro lato e continuare lassù, a nord, nella foresta. Il gruppo camminava con tranquillità per la strada, oggetto di curiosità dagli empori e dalle taverne, pressoché deserti, da quando la Via era stata chiusa. Anche i bambini che giocavano per la strada si fermarono a guardare la sfilata gettando qualche grido di saluto, per poi scappare a nascondersi se un Cavaliere si volgeva verso di loro. Giunsero così, quasi alla fine del paese, ad una grande casa a due piani, immersa nel verde, di fronte ad un laghetto e circondata da campi di alberi da frutto. Qui altri Cavalieri facevano la guardia e, al loro approssimarsi, la scorta salutando, si voltò, tornando sulla strada principale.
Vennero introdotti in un grande salone, semplice e disadorno, senza troni, ne scranni, solo un grosso tavolo di legno circondato da massicce sedie. Sei persone erano nella stanza, affaccendate di fronte a mappe o fogli di carta, o immersi in discussione tra di loro.
«Eccellenze, è arrivata l'ambasceria del Cormyr.» Disse la guardia che era con loro. Dal tavolo, si alzò un uomo, di mezza età, massiccio, bruno e con uno stomaco prominente. Era riccamente vestito, con un lungo pugnale al fianco.
«Vi aspettavamo, abbiamo avuto notizia del vostro arrivo un paio di giorni fa. Io sono Haresk Malorn, consigliere di Valnebbiosa. Spero che il vostro viaggio sia stato tranquillo.» disse loro, avvicinandosi.
«Il mio nome è Erebus e questi sono Altur, Magus e Ney. Il Governo del Cormyr ci ha incaricato di porgervi i suoi rispetti.»Disse il paladino, inchinandosi. Anche gli altri compagni fecero una riverenza all'uomo.
«Il nostro viaggio è stato tranquillo... Tranne qualche problema ai bordi della foresta.» Disse Erebus. «Credo per gli stessi problemi che hanno portato alla chiusura della strada.»
«Mi dispiace sentirlo, ma abbiamo continue notizie di attacchi da parte di belve feroci, entro i nostri confini... e... sì... è per quello che è stata presa l'eccezionale misura di chiudere la Via del Mar della Luna, per la prima volta dopo la fondazione della Pietra Eretta. Come vanno le cose nel Cormyr e che cosa può desiderare da noi la corte del Re?» Continuò il consigliere.
«Nel nostro paese, le cose procedono normalmente, con la grazia degli dèi e del nostro sovrano. Tuttavia la chiusura della strada ha creato difficoltà ai commerci e siamo stati inviati qui per chiedere una sospensione del bando, o un lasciapassare per le carovane del Cormyr, in memoria dell'antica amicizia che lega le nostre terre.» rispose Erebus.
A quella richiesta, gli altri uomini della sala alzarono la testa dal loro lavoro e scossero la testa, mormorando. Haresk alzò una mano con il palmo aperto.
«Per favore, amici, non perdiamo la correttezza necessaria, i nostri ospiti hanno viaggiato a lungo, da un paese lontano e non sono in possesso delle nostre stesse notizie.» Invitò i cormyreani a sedersi.
«Vi prego di scusare questa reazione, ma le cose da queste parti non vanno affatto bene. Come abbiamo già accennato, siamo preda di scorrerie, ai bordi della foresta. Prima del bando, le carovane venivano continuamente attaccate e poche sono riuscite ad attraversare la foresta, verso nord, da dove sembra emanare tutta la malvagità che ci colpisce. Gli stessi elfi hanno avute gravi perdite nel cercare di proteggere i mercanti, dietro nostra richiesta ed ora non siamo più in grado di garantire l'incolumità di nessuno, né possiamo chiedere ancora ai Silvani il loro aiuto, dopo le ultime vicende. I governi vicini ci biasimano per questo e siamo quindi giunti alla conclusione di chiudere la strada. Abbiamo stipulato il patto che sapete, alla presenza di rappresentanti di tutte le genti libere del Cormanthor e non possiamo tornare indietro, né elargire lasciapassare a nostro piacimento, essendo coinvolti molti altri interessi. Mi dispiace. Sappiamo che gli stessi elfi attaccano i temerari che osano sfidare il bando ed attraversano la foresta.» Concluse dando una occhiata di sbieco a Magus, che però sembrava completamente disinteressato.
«Ci rammarica sentire che siete in così gravi difficoltà, ma d'altra parte queste sono le notizie che arrivano da tutte le genti che vivono nel Cormanthor.&raquo Intervenì Altur. «Tuttavia è nostro dovere insistere nella nostra richiesta.»
«Ed è mio dovere, seppur con rammarico, doverla ancora rifiutare.»Riprese il consigliere. «Potete essere nostri ospiti, o commerciare con la nostra città e le terre circostanti, ma oltre la Pietra Eretta non è mia facoltà autorizzarvi l'accesso. Spero che comprendiate e che riportiate alla corte del Re le mie scuse ed i miei più vivi omaggi.»
«Grazie per il vostro tempo. L'aver ricevuto queste notizie non renderà inutile il nostro viaggio. Ci tratterremo solo qualche ora per mangiare e ripartiremo al più presto. Addio per ora.» Salutò Altur.
Anche Erebus salutò il consigliere: «Vi porgo nuovamente i miei rispetti e dovunque ci sia il male...»
«Noi lo sconfiggeremo.» Concluse quella che a detta di tutti doveva essere la voce di Ney, da fuori della finestra.
Si voltarono con stupore ed effettivamente era proprio la mezzelfa, affacciata all'interno, con una strana espressione solenne ed il piglio fiero.
«No ?» Aggiunse poi in evidente imbarazzo e si allontanò con un risolino.
I suoi compagni rimasero un attimo interdetti ed esauriti i convenevoli, uscirono dalla casa del consigliere. La missione era fallita, ma forse Ser De Cardis non si aspettava davvero di ottenere il lasciapassare. D'altra parte si era sempre mostrato informatissimo sui fatti che accadevano anche lontano dal Cormyr. Gli avrebbero riportato anche queste ultime notizie, insieme ad un diniego che non avrebbe poi causato così gravi problemi... In fondo la via Nord era sempre in funzione.
Discutendo tra di loro di queste faccende si accinsero a riposarsi quel poco che gli bastava per riprendere il viaggio di ritorno e, come vecchi compagni d'arme si infilarono nella prima taverna incontrata, per assaporare la rinomata cucina delle Valli.

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